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Franca Guelfi candidato Sindaco

L’INTERVISTA COMPLETA

Franca Guelfi candidato Sindaco, l’ultima volta che è uscita dal Comune di Vado se ne è andata sbattendo la porta

Non è assolutamente vero, avevo il sorriso sulle labbra.

Ghigno, smorfia? Forse un sorriso per averla scampata, comunque fosse, lei e la Giunta Caviglia non vi siete lasciati bene

Tutto bene a livello personale: con molti di quella Giunta sono rimasta in contatto; fra di noi ci sono stima, rispetto e anche amicizia. L’esperienza invece non è stata come l’avevo pensata.

Però lei quasi a metà mandato, sorrisi o no, se n’è andata e ora è di nuovo qui

Infatti. Quando ho lasciato erano venute meno le condizioni morali, ideali, politiche che mi avevano motivato in quella battaglia. I fatti seguenti poi mi hanno dato ragione.

Quindi la rinuncia di Attilio Caviglia a ripresentarsi per un secondo mandato, l’investitura che lo stesso Caviglia ha praticamente fatto di Monica Giuliano come suo successore, erano già nell’aria?

Nell’aria no, ma diciamo che il fronte di resistenza e lotta in difesa dei posti di lavoro, la Centrale, la piattaforma… non registravano più quella compattezza, quella limpidezza che erano state alla base del nostro progetto iniziale.

Insomma non tutto era più come all’inizio…

Diciamo così. Qualcuno ha resistito, io no.

Qualcuno parla apertamente di tradimento di Caviglia…

Lo so. Ma non voglio entrare in questa polemica.

Come si può motivare la scelta di Franca Guelfi a candidato sindaco? Potrebbe essere intesa come un ripiego, forse non c’erano altri all’altezza di reggere uno scontro così acceso?

Un ripiego proprio no: è ridicolo. Sicuramente ci sono a Vado persone d’eccellenza che però non vogliono assumere responsabilità pubbliche; chi invece l’avrebbe assunte volentieri non era di nostro gradimento. Sin dall’inizio il mio nome è stato il primo in casa di Vivere Vado.

Un riconoscimento per il mio impegno di sempre. Non sono una seconda scelta.

D’accordo Franca Guelfi, adesso riparte come candidata sindaco però la squadra è diversa: è articolata e non così omogenea come prima.

“Pluralità” è una delle parole-chiave del nostro programma. E se ci sono le tessere di un puzzle nel nostro simbolo ci sarà un perché. Come in un puzzle conta il disegno finale, la bellezza dell’opera: quello che con Rifondazione faremo per Vado Ligure.

Quindi vi tengono assieme gli incastri, siete una barricata contro il Pd?

Ma per carità. Noi non siamo contro qualcuno. Noi vogliamo amministrare Vado. Noi siamo per. Per Vado ligure, per la sua gente.

Semmai siamo contro il Pd non per le idee, ma per quello che ha fatto a Vado, soprattutto negli ultimi 5 anni: arroganza e autocompiacimento contro ogni evidenza. Il Pd nei comportamenti e nella lista Giuliano è appena percettibile.

D’accordo, però Rifondazione e una lista civica molto motivata sull’ambiente sono fuori dagli schemi. Tanto per essere in tema possiamo dire che non è una famiglia tradizionale

Siamo una coppia che ha un progetto, le stesse finalità, una parte di storia in comune. Andate a rileggere i nostri vecchi programmi elettorali. Il fatto che il nostro alleato sia fortemente e storicamente motivato sul sociale, sul lavoro, sulla solidarietà è una garanzia che non si tratta di una coalizione improvvisata. Una garanzia anche per noi, al nostro interno. La gente di Vado può stare certa che noi rappresentiamo un’alternativa di coerenza e prospettiva. Siamo una squadra varia nelle persone ma omogenea nei valori e negli obiettivi che oggi servono per Vado. Concordi anche sulla mia candidatura.

Quindi non solo Memoria ma Futuro. Riassumendo: una forza motivata e compatta su temi come il lavoro, l’ambiente, il recupero, la qualità della vita. Avete fatto un contratto prematrimoniale?

Certo, il programma traccia le coordinate di una rotta: sono 30 pagine di proposte, obiettivi, impegni. Soprattutto, lo voglio sottolineare, ipotesi concrete di rilancio economico.

Vado Ligure è finita sulle secche di gravi problemi che fino ad ora sono stati stemperati, mimetizzati da interventi di facciata: nella sostanza il lavoro promesso non è arrivato, la qualità della vita non è migliorata, non si sono date risposte concrete per il rilancio non solo delle attività imprenditoriali, ma dello stesso tessuto sociale e commerciale che sostiene questa Comunità. Si deve uscire fuori, bisogna tracciare una nuova rotta che attragga imprenditoria e scongiuri la monocoltura del container: “pluralità” appunto.

Perché parla di rotta?

Perché è un nostro vecchio slogan della campagna elettorale del 2004. Vado Ligure ha una tradizione antica: prima che politica, è stata una tradizione sociale, solidale, morale. Il suo metabolismo vitale era questa cultura, consacrata dalla Resistenza e dalla fatica della ricostruzione e capace di condividere le avversità. è storia viva che l’occupazione dell’APE è stata possibile perché questa gente ha fatto fronte comune portando cibo e sostegno agli operai. Non era carità, era solidarietà. Tutto ciò si è perso perché si è diffusa l’idea che fosse la politica a tenerci uniti. Non è così: si sta assieme, anche se si è diversi, per identità e appartenenza. Noi dobbiamo tornare a capire che la politica è uno strumento che deve portare benefici e miglioramenti a tutta la Comunità. Se una sola parte si avvantaggia sicuramente un’altra ne subirà le conseguenze: ad esempio Fincosit si è arricchita, i vadesi no.

Eppure i posti di lavoro ci sono o almeno sono stati promessi

Promessi, non arrivati. Sicuramente non per gente di Vado. Sull’occupazione pretenderemo almeno il rispetto degli impegni residui. E servono anche altre strade. E in tempi brevi. Noi le abbiamo individuate.

Lavoro, rilancio del commercio, riduzione delle tasse, qualità della vita, ambiente, gestione dell’impatto della Piattaforma, impedire altre aggressioni ambientali. Nel vostro programma, persino nel dettaglio, c’è di tutto: dai murales al dopo Maersk. Visto da fuori più che un programma elettorale sembra proprio un documento da “ricostruzione”

La cifra che distingue la nostra proposta è che gli interventi sono tutti coerenti all’interno di un unico disegno a lungo termine della città. In questi ultimi cinque anni a Vado Ligure si è agito in modo estemporaneo e superficiale. Diciamo che c’è stata una ebbrezza da finanziamenti. Vado Ligure è stata come un gentiluomo che ha avuto vestiti eleganti, acconciature perfette, ma senza il necessario per vivere. Il denaro è servito per stucco e pittura. Pulizia poca. Vado ha bisogno di ben altro.

Nel vostro programma annunciate la sospensione dell’Irpef per 5 anni come risarcimento ai cittadini per le servitù e la difficile situazione economica, ma nel concreto su cosa puntate per il rilancio?

È impossibile pensare, almeno per il momento, a nuovi insediamenti produttivi con ricadute occupazionali di grandi numeri. La nostra parola d’ordine è un’occupazione diffusa, di prossimità, con interventi mirati sulle singole risorse del territorio: sono tante e capaci di portare reddito. Predisporremo, nei primi 100 giorni, gli strumenti per costruire una relazione costante con i cittadini e coinvolgerli nel lavoro.

Se la Piattaforma dovesse andare a regime si avranno migliaia di tir intransito, migliaia di persone alla ricerca di vitto, alloggio, servizi. Con tutto quello che ne consegue: congestione spaventosa e, in prospettiva, prostituzione, spaccio, emergenza sanitaria. Il problema è dietro l’angolo

La Piattaforma non si può più cancellare. Si sarebbe potuto, ma gli stessi che oggi chiedono nuova fiducia ai vadesi l’hanno imposta con la forza. Cambiando le carte in tavola in corso d’opera, aggiungendo danni a danni. Presto le ripercussioni ambientali e l’impatto sociale saranno sotto gli occhi di tutti. Un problema che non può essere gestito da coloro che non ne hanno capito la gravità, che hanno sottovalutato il rischio e non sono stati in grado di ottenere vantaggi reali per la popolazione. Hanno sbagliato, da subito, su tutta la linea. Toccherà a noi gestire l’emergenza. Lo faremo con lo stesso spirito della ricostruzione del dopoguerra. Noi non andremo con il cappello in mano come si è fatto questi anni, mendicando il dovuto, ma ci muoveremo tempestivamente per garantire agli abitanti di Vado il doveroso e il giusto risarcimento che finora non c’è stato.

Cosa teme di più di questa tornata elettorale?

Timori nessuno: conosco la gente di Vado Ligure, il senso di appartenenza, la serietà. Però molti sono stanchi di promesse, sono delusi, demotivati. Sono consapevole che la vittoria “mutilata” del 2009 ha avuto la sua parte di responsabilità. Ma con noi si può ricominciare: siamo la speranza.

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